Ricordando BULOW
Arrigo Boldrini, nato nel 1915 a Ravenna, è perito agrario impiegato presso lo zuccherificio Eridania. Chiamato alle armi nella seconda guerra mondiale, combatte in Jugoslavia. Il 25 luglio 1943 è ricoverato in ospedale militare a Bari, da cui fugge a Ravenna. Qui entra in contatto con comunisti locali quali Mario Gordini e Ennio Cervellati. E' tra i fondatori delle formazioni partigiane in Romagna: costituisce dal nulla la 28ª Brigata Garibaldi, ne addestra gli uomini e li guida in brillanti operazioni di guerriglia. Le sue grandi capacità organizzative emergono dalle motivazioni per il conferimento della medaglia d'oro al valor militare, assegnata in riferimento al ruolo della 28ª brigata nella liberazione di Ravenna; la motivazione recita: “Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose operazioni di guerriglia. Nell'imminenza dell'offensiva alleata nella zona, sosteneva alla testa dei propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare un'importante località adriatica che occupava per primo. Benchè violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. [...]”.
Nel dopoguerra Boldrini è delegato alla Consulta, eletto all'Assemblea Costituente, parlamentare e senatore ininterrottamente fino al 1994, dirigente del Pci, segretario nazionale dell'Anpi dal 1946, membro del direttivo del Cvl.
Chi lo conosceva ha continuato a chiamarlo Bulow. Il nome di battaglia pare sia nato nel corso di un Comitato direttivo, a Ravenna, durante la Resistenza: mentre il comandante illustrava i principi tattici della guerriglia un barbiere autodidatta lo interruppe esclamando, tra il serio e il faceto: “Chi sit mo, Bulow?” (Chi sei dunque, Bulow?).
Ciao comandante, e grazie.
Dati tratti da: Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, vol. I, La Pietra, Milano, 1968; De Simone Cesare, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996
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