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Raccontare il lavoro e le donne nel cinema documentario. Un percorso didattico

Dopo aver ricordato i 50 anni dello Statuto dei lavoratori, proponiamo un percorso didattico a partire da un noto documentario di Cecilia Mangini, Essere donne, del 1964, prodotto dalla Unitelefilm, società fondata nel 1963, legata al Partito Comunista Italiano e alla sua propaganda audiovisiva (qui il link alla scheda del Fondo Unitelefilm, cui seguono i film prodotti).

Cecilia Mangini è la prima donna documentarista italiana del secondo dopoguerra, tra le pochissime del Novecento, la cui attività si è svolta dalla fine degli anni cinquanta del secolo scorso ad oggi. Insieme al marito, Lino Del Fra, regista anche lui, ha rivoluzionato lo sguardo cinematografico italiano sulla storia e la società italiane indagando soprattutto gli anni dal fascismo ai settanta del Novecento.

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Cecilia Mangini fotografata dal regista Paolo Pisanelli, 2017

Amica e collaboratrice di Pier Paolo Pasolini, colta e amante della storia dell’arte, fotografa, oltre cineasta, ispiratasi sempre al cinema neorealista, i suoi film documentari possono tradursi ognuno in una lezione di storia, di linguaggio cinematografico, di indagine sociale e politica. Qui il link alla sua biografia e a quella del marito sul sito della Cineteca di Bologna, che custodisce il loro archivio di carte, oltre i loro film, alcuni dei quali, tra cui Essere donne, sono presso la Fondazione Aamod.

E’ la prima cineasta donna italiana ad occuparsi di emarginati e invisibili: minori e ragazzi delle periferie urbane e del paese, donne, operai e contadini, in un periodo in cui su questi “soggetti” vi erano gli sguardi ben differenti, pieni di stereotipi, de La Settimana Incom (qui il link a una interessante ricostruzione di Patrizia Cacciani su Luce per la didattica) e della Rai TV, con qualche eccezione – forse – che vi segnaliamo a questo link, lasciandovela scoprire.

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  • Il film

Con il film Essere donne, siamo a metà degli anni sessanta in Italia, solo 5 anni prima dello Statuto dei lavoratori! A questo link la regista ricostruisce molto bene sia la storia produttiva del film, sia il momento storico-economico, politico-culturale, in cui nasce.

Il documentario riguarda un periodo della storia d’Italia raramente oggetto di studio nelle scuole, dove difficilmente si riesce a portare a termine il programma di storia contemporanea. Eppure, proprio questo tempo e le condizioni sociali, economiche, umane narrate nel film di Cecilia Mangini riguardano la storia vissuta dalle famiglie degli studenti italiani di oggi, dai loro genitori e dai loro nonni e bisnonni. Storie che non possono, tra l’altro, non far pensare a tante famiglie migranti di oggi. Una memoria dunque che, paradossalmente, i ragazzi meno conoscono e che, probabilmente, poco o affatto conosceranno anche da adulti.

Cecilia Mangini, anche in una videotestimonianza su YouTube, del 2007, racconta l’origine e la realizzazione di questo film, ricostruendone i contesti: si tratta della prima inchiesta “femminista” sul mondo del lavoro delle donne in Italia, durante il boom economico, ormai ai suoi epigoni. All’Aamod questo film fu fatto vedere a studenti universitari che si commossero e uno di loro al termine della proiezione testimoniò: “Verrebbe voglia di fare la rivoluzione”… in effetti, questo film anticipò e ispirò i movimenti femministi italiani.

A seguire, Tutta la libertà che volevo (non fatevi ingannare dal titolo del film in alto a sinistra), la videotestimonianza di Cecilia, che consigliamo di vedere e ascoltare prima della visione del film.

Nonostante il carattere di “propaganda” di Essere donne, voluto dal Pci, l’autrice spiega come sia stata lasciata completamente libera di raccontare e indagare la realtà del paese, da nord a sud, secondo il proprio punto di vista e la propria sensibilità, nonché creatività.

Preferiremmo definire Essere donne un film di militanza, in cui gli sguardi della regista incontrano quelli delle lavoratrici e dei bambini…: quante verità emergono nelle sue immagini, nonostante le messe in scena? Verità spesso invisibili ancora oggi, pensando alle donne nel mondo del lavoro attuale, in cui riemergono, purtroppo, anche con più forte drammaticità, disuguaglianze sia di genere, sia trasversali, che coinvolgono uomini e donne, soprattutto di origine straniera.

Ecco dunque il film Essere donne, pubblicato sul canale YouTube dell’Aamod

Proponiamo quindi la scheda di descrizione del film, prima di alcune indicazioni per il suo “uso” didattico.

ESSERE DONNE 1964/65, Italia, 28’, b/n e colore, sonoro

Autori e produzione: regia Cecilia Mangini; testo Felice Chilanti; fotografia Luciano Graffigna; musica Egisto Macchi; produzione Unitelefilm

Sinossi

Il documentario è tra le prime indagini cinematografiche sulla condizione femminile in Italia, analizzata nei suoi diversi aspetti: economici, sociali, psicologici, di costume. Partendo dai modelli femminili proposti dall’industria culturale – le dive del cinema e le modelle dei settimanali di moda – il film ricerca le sue protagoniste tra le donne reali, di tutte le età e di diverse regioni italiane (al nord e al sud del paese): operaie che lavorano nelle fabbriche, contadine, lavoratrici a domicilio, a cottimo, braccianti, emigranti, casalinghe, donne anziane e figlie che svolgono i lavori di casa, impegnate nella sorveglianza dei bambini più piccoli, mentre le madri sono al lavoro; lavoratrici che partecipano alle lotte sindacali per la difesa del posto di lavoro, contro i licenziamenti, contro lo sfruttamento nelle fabbriche e nelle campagne, contro il ricorso al lavoro a cottimo e al nero e lavoratrici che partecipano alle lotte per la pace, per la difesa della libertà e della democrazia, insieme a tutti i cittadini democratici e progressisti.

Sul sito dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico si possono leggere il testo del commento e quello dei dialoghi e delle interviste del film dell’epoca, a questo link.

Fotogramma tratto dal film

Dal punto di vista didattico, una volta visto senza interruzioni il film con i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole d’istruzione secondaria di I e di II grado, si consiglia la compilazione delle schede già indicate in un precedente percorso, scheda sinossi e scheda analisi contenuti e linguaggio. E’ sempre opportuno ricordare che l’analisi del linguaggio filmico richiede la conoscenza degli elementi di base, a partire dall’inquadratura. Si consiglia pertanto l’uso di questa dispensa (a questo link).

  • I contenuti

Si vuole quindi suggerire una serie di parole-chiave, che potrebbero diventare ognuna un percorso di approfondimento, a partire dal film proposto, quindi utili per l’organizzazione di diverse lezioni e ricerche di storia in classe, di indagini, videointerviste da realizzare con l’aiuto anche dei propri famigliari e a loro rivolte (qui un interessante contributo, ad uso soprattutto degli insegnanti, sulle tipologie di videotestimonianze e di videointerviste, sui loro linguaggi e su come organizzarle).

Nell’impostare le parole chiave, un aiuto ci viene proprio dalla scaletta dei temi preparata all’epoca dalla regista, che si trova allegata in calce alla scheda di descrizione del film, sul sito dell’archivio Aamod, a questo link, insieme ad altri documenti relativi alla realizzazione dell’opera.

Ecco alcuni temi affrontati nel film, per ognuno dei quali si invitano i ragazzi e gli insegnanti a individuare le sequenze dalle quali emergono (in alcuni casi si troveranno più sequenze per uno stesso argomento, viceversa, più temi in una medesima sequenza):

  • la condizione del paese e delle donne in Italia dopo la seconda guerra mondiale durante la ricostruzione (si consiglia la visione del film Inchiesta parlamentare sulla miseria in Italia, del 1953)
  • le donne e il loro lavoro negli anni sessanta in Italia
  • la condizione e il ruolo della donna nella famiglia italiana e nella società nel Novecento (a questo link un percorso didattico con materiali di approfondimento)
  • l’economia e il lavoro in Italia dal secondo dopoguerra al cosiddetto boom economico, fino alla prima metà degli anni sessanta (si suggerisce di organizzare e realizzare con i ragazzi videointerviste a nonni e bisnonni)
  • la civiltà contadina e le inchieste etnografiche di Gaetano De Martino, alle quali collaborò anche Cecilia Mangini (a questo link un saggio che ricostruisce, con un proprio punto di vista, quella stagione)
  • lo sviluppo industriale e l’emigrazione in Italia da Sud a Nord del paese e dall’Italia in altri paesi europei nel secondo dopoguerra, ma anche dalla campagna alla fabbrica in città, in alcune regioni del Sud
  • i minori nella società e nella famiglia nel secondo dopoguerra in Italia
  • scuola e analfabetismo in Italia negli anni sessanta
  • mentalità e costume in Italia dalla ricostruzione al boom economico
  • la tutela del lavoro e la normativa in Italia prima dello Statuto dei lavoratori
  • partiti politici e sindacati nell’Italia del secondo dopoguerra…

L’elenco potrebbe continuare, insieme alle indicazioni di risorse e di fonti digitali sul web, ma ci limitiamo, lasciando agli insegnanti il piacere, la curiosità, l’onere di scegliere, ampliare, ricercare insieme ai ragazzi, di approfondire un tema piuttosto che un altro, consigliando una attenzione specifica alle e sulle fonti audiovisive dell’epoca. A tale scopo di grande aiuto sono gli archivi on line sia dell’Aamod, sia di Luce Cinecittà.

  • L’analisi delle scelte linguistiche audiovisive nel film Essere donne

Prendendo spunto dalle schede proposte precedentemente, si può avviare un’analisi del linguaggio audiovisivo messo a punto da Cecilia Mangini, rintracciando piani, campi, movimenti di macchina, invitando a una riflessione sul punto di vista della regista, sulle scelte di ripresa, di messa in scena, quindi di regia. Per esempio, c’è una sequenza, indicata dalla regista stessa nella videotestimonianza riportata sopra, che si caratterizza come una vera e propria finzione, interpretata da “attori”. Si potrebbe avviare con i ragazzi una riflessione su cosa sia fiction e non fiction nei documentari… tema tuttora dibattuto. Si suggerisce la lettura del bel saggio di una documentarista, Silvia Savorelli, proprio su questi temi:

Si invita a riflettere, inoltre, su quanto sia difficile trovare film documentari di quel periodo, relativi a questi temi, realizzati “dalla parte dei soggetti deboli”. Più copiosa la produzione di film la cui committenza è l’industria, il cosiddetto cinema d’impresa. A questo link potrete visionare migliaia di film sul canale Documentalia, digitalizzati dall’Archivio nazionale del cinema d’impresa. Si può approfondire questo argomento, con la lettura del seguente contributo: L. Cortini, Le fonti audio-visive sul lavoro e sull’industria in Italia. Rappresentazione e ricognizione dei luoghi di conservazione e valorizzazione.

Una caratteristica di numerose inquadrature, nel film Essere donne, è la presenza di tanti ritratti in primo e in primissimo piano delle lavoratrici. Cosa sottintende questa scelta? Altrettanto innovative sono le inquadrature dei dettagli di oggetti (nelle case o in fabbrica), o dei particolari dei volti e delle mani. Queste scelte linguistiche, attente a far risaltare l’aspetto umano delle persone che lavorano, le donne in questo caso, a far trapelare i loro sentimenti, le loro emozioni, la loro fatica, appartiene al cinema documentario del lavoro, del reale, d’inchiesta e di denuncia al tempo stesso. Le scelte di linguaggio del cinema d’impresa sono altre…

Per quanto riguarda le immagini che seguono – fotogrammi tratti dal film Essere donne– si possono invitare i ragazzi a riconoscere le sequenze da cui sono estratte e a descrivere queste ultime.

Precedentemente, solo in alcuni film documentari delle cosiddette avanguardie sovietiche si erano viste inquadrature di questo tipo e, successivamente, in alcuni film di altri registi militanti, per esempio, nel documentario Analisi del lavoro (1972), di Ansano Giannarelli che vi proponiamo a seguire.

Si potranno quindi guidare i ragazzi a un confronto tra i due film, soprattutto tra i diversi contesti storico-sociali in cui sono stati realizzati, a distanza di alcuni anni, ma anche sulle scelte linguistiche.

A seguire, alcuni fotogrammi tratti dal film Analisi del lavoro


Con questo percorso l’Aamod giunge al terzo contributo sul tema dello studio della storia nelle scuole, con l’uso delle fonti audiovisive. A questo link la proposta per gli insegnanti.

Letizia Cortini

Per informazioni, chiarimenti, approfondimenti e proposte di corsi e giornate formative nelle scuole (anche su piattaforme digitali, a distanza), si prega di contattare l’archivio e l’autrice del contributo: info@aamod.it; cortini@aamod.it

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